Staking Services: Taxonomy, Risks and Regulation

Autore: Salvatore Luciano Furnari In: Beyond MiCA — An overview of developments on crypto-assets, a cura di Maria-Teresa Paracampo, Collana "Diritto dell'Economia" (diretta da Eugenio Picozza e Raffaele Lener), G. Giappichelli Editore, Torino

Sommario: 1. Da un vecchio idioma al pilastro dei mercati dei crypto-asset. – 2. Definizione dei servizi di staking. Il meccanismo di ricompensa e sanzione. – 3. Tassonomia dello staking e servizi accessori. – 4. Tassonomia dei rischi. – 5. Analisi giuridica e regolatoria. – 6. Evoluzioni e ricerche future.

1. Da un vecchio idioma al pilastro dei mercati dei crypto-asset

L'espressione "to put something at stake" ha origini nell'inglese medievale: staca (antico inglese) indicava un palo appuntito usato per recinzioni, sostegno di piante, legatura di animali. Nel XVI secolo assunse il significato di posta scommessa; la locuzione "at stake" (circa 1600) indica metaforicamente qualcosa messo a rischio, "legato al palo" e quindi vulnerabile alla perdita.

La metafora è istruttiva per le tecnologie finanziarie: la blockchain, fondata sulla fiducia e concepita come ecosistema autosufficiente in cui l'enforcement giuridico tradizionale è arduo, richiede ai partecipanti di "mettere qualcosa in gioco" per mitigare comportamenti opportunistici o malevoli. L'"invenzione" dello staking risiede in questa metafora, operazionalizzata come immobilizzazione volontaria di asset a garanzia di condotta onesta.

Oggi lo staking è uno dei pilastri fondamentali dei mercati dei crypto-asset. Pur non essendo, nella sua struttura tecnica, un servizio finanziario ai sensi di MiFID II né un servizio su crypto-asset ai sensi di MiCAR, rappresenta un processo operativo centrale: la sua rilevanza giuridica sta sia nel design innovativo dei meccanismi di incentivo/sanzione, sia nel ruolo di infrastruttura indispensabile per la governance e sostenibilità degli ecosistemi decentralizzati.

2. Definizione dei servizi di staking. Il meccanismo di ricompensa e sanzione

Lo staking consiste nella partecipazione all'attività di validazione di un distributed ledger tramite la creazione di un nodo. Nei sistemi permissionless, le blockchain che adottano il consenso Proof-of-Stake (PoS) consentono agli utenti, senza autorizzazione centralizzata, di partecipare direttamente al sostegno di sicurezza e funzionalità della rete.

Definizione: processo con cui i crypto-asset vengono immobilizzati ("put at stake") in un nodo validatore, abilitando la partecipazione alla validazione delle transazioni in blockchain PoS. Gli asset devono restare immobilizzati per un periodo predefinito, il "bonding period"; il ritiro anticipato comporta l'inammissibilità del validatore a ricevere ulteriori ricompense.

L'essenza dello staking si comprende dai due lati di ogni meccanismo di incentivo — ricompense e sanzioni — in un ecosistema improntato al motto "code is law":

Lato ricompensa (reward): generalmente in due forme — (i) allocazione di token di nuovo conio (una forma di "issuance"/"seigniorage" endogeno); (ii) quota delle transaction fee pagate nella rete (redistribuzione di valore già circolante, legata all'effettivo utilizzo). Le ricompense (e la probabilità di essere scelti per validare) sono di norma proporzionali alla quantità di crypto-asset in staking.
Lato sanzione (da cui il nome staking): i crypto-asset in staking sono esposti a potenziale perdita in caso di misconduct, tramite il slashing — la confisca automatica, parziale o totale, degli asset quando il nodo valida transazioni fraudolente, resta offline a lungo, o tenta di manipolare il consenso. Questioni giuridiche delicate: la confisca va costruita come penale contrattuale, clausola di liquidazione del danno (liquidated damage), o misura disciplinare sui generis interna alla governance del protocollo? Lo staking incorpora così un meccanismo di compliance self-enforcing dove l'enforcement legale tradizionale è strutturalmente limitato.
3. Tassonomia dello staking e servizi accessori

Tre categorie principali, distinte per allocazione di responsabilità e controllo sugli asset:

Solo staking — l'attività svolta direttamente dal titolare, che imposta il nodo da sé e mette in staking i propri crypto-asset. Modello concettualmente più semplice: nessuna dipendenza da terzi, nessun rischio di intermediazione.
Delegated (non-custodial) staking — il titolare partecipa tramite l'intermediazione di un altro soggetto senza trasferire il controllo dei crypto-asset. Elemento centrale: concessione dei diritti di validazione senza trasferimento della custodia. Ratio: la creazione di un nodo comporta complessità tecnica (risorse computazionali, connettività, sicurezza) e costo economico (bloccare l'importo richiesto come collaterale). I validator-as-a-service impostano e mantengono l'infrastruttura del nodo ricevendo una delega dei diritti di staking senza mai ottenere le chiavi private; trattengono una service fee mentre il titolare continua a beneficiare delle ricompense. (La SEC, "Statement on Certain Protocol Staking Activities" del 29 maggio 2025, la descrive come "Node Validator a cui vengono concessi diritti di validazione dai proprietari dei crypto-asset".)
Custodial staking — l'utente si affida a un intermediario sia per i diritti di validazione sia per la custodia dei crypto-asset. L'intermediario ha un doppio ruolo: validatore per conto del titolare e custode. L'inclusione della custodia è una distinzione materiale: sotto MiCAR fa scattare obblighi di licenza e requisiti di protezione degli investitori.

Nota tecnica: per attivare un nodo validatore su Ethereum servono 32 ETH (circa €112.000-€113.500 al valore citato di ~€3.500 per ETH).

Staking-in-name-only (SINO): pratiche marketizzate nella DeFi che permettono di guadagnare token aggiuntivi bloccandone di esistenti senza alcun collegamento alla validazione delle transazioni. Prive della funzione essenziale di contribuire a consenso e sicurezza della rete: non sono veri servizi di staking.

Servizi accessori
Slashing coverage: indennizzo contro le perdite da slashing; assomiglia a un'assicurazione e può rientrare nella regolamentazione finanziaria o assicurativa.
Early unbonding: ritiro degli asset prima della scadenza del bonding period; il provider anticipa la liquidità, creando una facility economicamente simile al lending o alla trasformazione di liquidità.
Alternative reward schedules: ricompense a intervalli fissi, con meccanismi di smoothing o garantite a un livello minimo; possono portare i regolatori a trattarle come prodotti fruttiferi o servizi di investimento.
Aggregation services: più titolari mettono in pool gli asset per raggiungere la soglia minima di un nodo; possono assomigliare a strutture di investimento collettivo.

Liquid staking: evoluzione dello staking tradizionale — il titolare delega gli asset ai validatori ricevendo simultaneamente token derivati trasferibili e negoziabili sui mercati secondari. Migliora liquidità ed efficienza del capitale, ma sfuma la linea tra staking e prodotti di investimento (possibile applicazione della securities law o della disciplina sugli schemi di investimento collettivo) e comporta rischi ulteriori: volatilità dei token derivati, pratiche di rehypothecation, concentrazione sistemica attorno a pochi grandi provider.

4. Tassonomia dei rischi

Due categorie minime: (i) rischi per il singolo titolare; (ii) rischi per l'ecosistema.

Rischi per il titolare:

Asimmetria informativa (rischio classico di intermediazione). Nel solo staking è meno pronunciata (l'"intermediario" è il protocollo stesso, l'asimmetria deriva dalla complessità del codice, comunque non trascurabile). Nel delegated/custodial l'asimmetria verso il protocollo è ridotta dall'expertise dell'intermediario, ma emergono moral hazard e rischio di controparte.
Il rischio di controparte è massimo nel custodial staking, dove il titolare rinuncia al controllo diretto: solvibilità, affidabilità e integrità dell'intermediario diventano decisive (rischio di cattiva gestione o appropriazione indebita).
Nel solo staking il rischio di controparte coincide col rischio di guasto tecnico (unica "controparte" è il protocollo, sistema automatizzato senza discrezionalità).
Il delegated staking occupa una posizione intermedia: il titolare mantiene il controllo, ma resta esposto a rischi operativi/reputazionali legati alla robustezza del software dell'intermediario.

Rischi per l'ecosistema:

Concentrazione dei nodi validatori con implicazioni sistemiche. Se i titolari sono disincentivati dal solo staking e pochi intermediari forniscono servizi delegated/custodial, c'è rischio concreto di concentrazione oligopolistica, che mina la decentralizzazione e aumenta la vulnerabilità a collusione o capture.
Il rischio è amplificato dalle clausole contrattuali sui diritti di governance: maggiore la concentrazione di tali poteri in pochi intermediari, maggiore la fragilità sistemica.

FINMA menziona anche il market risk (impossibilità di vendere gli asset al momento giusto in periodi volatili a causa del lock-up), che l'autore non tratta perché non mitigabile tramite regolamentazione: il lock-up è una caratteristica strutturale dello staking.

5. Analisi giuridica e regolatoria

In generale lo staking è primariamente un processo tecnico; la fornitura di servizi di staking è la fornitura di un servizio tecnologico. Le preoccupazioni regolatorie sorgono quando lo staking è accompagnato da elementi che ne alterano il profilo economico-giuridico. Tre situazioni rilevanti:

Staking marketizzato con promesse di rendimenti non collegati alle ricompense da validazione.
Servizio strutturato in modo affine alla gestione di fondi (pooling sotto controllo discrezionale del provider).
Custodial staking — richiede una licenza MiCAR come prestatore di servizi di custodia prima di offrire il servizio al pubblico.

Solo staking e delegated (non-custodial) staking NON sono servizi regolati, né sotto MiFID né sotto MiCAR.

MiCAR non menziona espressamente lo staking tra i servizi su crypto-asset regolati. L'unica attività eventualmente collegabile (ma non lo è) sarebbe il trasferimento di crypto-asset, ancillare e non catturante l'essenza dello staking.
ESMA Q&A n. 2067 (9 gennaio 2024): alla domanda se MiCA proibisca o esenti lo staking, la Commissione ha risposto che MiCA non contiene disposizioni specifiche sullo staking, non lo proibisce e lo staking in quanto tale non è soggetto a requisiti specifici o licenze. Ma quando il servizio è fornito da un intermediario che controlla le chiavi private dell'utente, il prestatore deve essere autorizzato MiCA per la custodia e amministrazione di crypto-asset per conto dei clienti. Inoltre: nel custodial staking il rischio di slashing o altra perdita legato al comportamento dell'intermediario deve essere sopportato dall'intermediario stesso (dubbi sulla validità di clausole contrarie); e il CASP che offre custodia necessita del consenso espresso degli utenti a mettere in staking i loro asset.
SEC (statement 29 maggio 2025): le attività di staking — solo, delegated o custodial — non costituiscono offerta o vendita di securities ai sensi del Securities Exchange Act. Applicando l'Howey Test, la SEC evidenzia l'assenza del criterio "efforts of others": l'attività del node operator è amministrativa/"ministeriale", insufficiente a soddisfare lo sforzo imprenditoriale o gestionale richiesto. Le ricompense sono pagamenti per i servizi resi alla rete, non profitti derivanti dagli sforzi altrui.
FINMA (dicembre 2023): si concentra sul rapporto tra licenza bancaria e staking. Una licenza bancaria è richiesta in due scenari: (1) crypto-asset in custodia collettiva ma non "tenuti pronti in ogni momento" per il cliente; (2) custodia collettiva senza quote-cliente chiare. Rischio che lo staking, combinato con custodia o strutture collettive, approssimi servizi finanziari regolati, specie quando l'intermediario esercita controllo discrezionale sugli asset in pool.
6. Evoluzioni e ricerche future

Il campo dello staking è nascente; emergeranno nuove pratiche tecniche e contrattuali (varianti di delegated o pooled staking), ciascuna con questioni giuridiche distinte sull'allocazione di rischi e responsabilità.

Offrendo rendimenti relativamente stabili con rischio comparativamente basso, il settore potrebbe attrarre investitori istituzionali soggetti a stringenti requisiti prudenziali: la partecipazione istituzionale su larga scala imporrà uno scrutinio più attento sulla qualificazione giuridica.

La ricerca futura dovrebbe indagare la natura del rapporto intermediario-utente: se in termini puramente civilistici (mandato, deposito, contratto di servizi) o come rapporto di investimento soggetto a regolamentazione finanziaria — con implicazioni su responsabilità, distribuzione del rischio e regime di vigilanza. Con l'accesso crescente della clientela retail emergerà anche il diritto della protezione dei consumatori (trasparenza della documentazione, disclosure dei rischi, enforceability delle clausole in caso di slashing o guasto di rete).

Conclusione: lo staking sintetizza la sfida regolatoria più ampia della finanza decentralizzata — come adattare quadri giuridici pensati per intermediari tradizionali basati su persone a servizi tecnologicamente guidati e spesso privi di un operatore chiaramente identificabile. Serve non solo dottrina giuridica ma collaborazione interdisciplinare (economia, informatica, pratica finanziaria).